Bergi, raddoppio dell’area produttiva è la “sfida” al Covid-19

Bergi SpA, leader nella progettazione, costruzione e vendita di macchinari e attrezzature per la concia, prosegue gli investimenti per realizzare il terzo capannone  

Un nuovo capannone, attiguo alla sede principale, alto una decina di metri ed esteso su un’area di 2.200 mila metri quadrati, attualmente in avanzata fase di costruzione è il progetto cui sta dando vita la Bergi, in un anno caratterizzato in tutto il mondo dall’allarme Covid-19, che sta frenando i mercati ma soprattutto non concede sicurezze in vista del 2021 e degli anni a venire. L’importante realtà veneta guidata dalla famiglia Bergozza, nell’ottica di una più moderna e tecnologica ristrutturazione organizzativa, ha deciso di ampliare l’area produttiva e direzionale di Arzignano, con un investimento di alcuni milioni di Euro. La BERGI dispone inoltre di un’ulteriore sede, estesa su 3.500 mq, a Gambellara, altro comune vicentino del distretto della pelle, dove vengono lavorate le carpenterie pesanti e i pezzi da assemblare per la produzione dei propri modelli di macchine per conceria.

Una volta completate le opere, l’area complessiva sarà di oltre 9.200 mq con una razionalizzazione delle aree di lavoro e distribuzione degli spazi che si ispira alla logica Lean, più conosciuta come il “metodo Toyota”, che consente, attraverso le metodologie organizzative elaborate da questo sistema di gestione, importanti miglioramenti dei cicli produttivi. “L’ampliamento della sede principale – precisa il presidente Mauro Bergozza – è un progetto che cullavamo da diversi anni e che è divenuto realtà con l’acquisto del terreno a fine 2017 e l’inizio dei lavori a metà 2019. A fine settembre di quest’anno è stata ultimata la copertura ed ora i lavori proseguono all’interno. Attualmente nella sede principale, estesa su 3.500 mq, che ospita anche uffici e direzione, avviene il montaggio, mentre la carpenteria viene realizzata in gran parte fuori sede, presso due terzisti con i quali collaboriamo da molti anni. Nel nuovo stabilimento inoltre, è stato ricavato un garage interrato, per complessivi 23 posti auto che assieme agli altri 14 posti esterni, metterà fine alla carenza di parcheggi per dipendenti e clienti”.

mauro bergozza bergi spa
Mauro Bergozza

Cosa prevede la ristrutturazione a livello logistico? “Nel nuovo stabilimento sposteremo i reparti di montaggio e 900 mq saranno destinati agli uffici amministrativi e commerciali. Gli uffici tecnico, produzione e post-vendita rimarranno nell’attuale sede. Nel capannone esistente le aree rimaste libere verranno destinate ad un ampliamento che offrirà una gestione più efficiente del reparto assistenza tecnica e un allargamento del magazzino per il quale inizierà il processo di automatizzazione. I due edifici verranno uniti tra loro con una grande copertura che consentirà di effettuare le operazioni di carico-scarico al coperto. I container verranno caricati al di fuori della zona di lavoro, aumentando la sicurezza per gli altri operatori. Il nuovo stabilimento verrà suddiviso in isole di montaggio. In ognuna di esse è previsto lo spazio occupato dalla macchina e dei relativi componenti da assemblare. In questo modo, ottimizzando l’approvvigionamento delle componentistiche delle macchine si garantirà una maggiore efficienza ed una maggiore produttività con conseguente riduzione dei costi e dei tempi di consegna”.

Qual è l’impegno della BERGI a livello ambientale? “L’ufficio tecnico sta predisponendo la “targa verde” per tutte le macchine da noi prodotte, in coerenza con il progetto di sostenibilità che stiamo portando avanti da tempo e che vogliamo implementare. Il nuovo capannone è stato costruito secondo i criteri più moderni in chiave “green” e, una volta completato, disporrà di pannelli solari e di un sistema di recupero acque in grado di garantire un’alta percentuale di auto-sostenibilità. L’obiettivo è registrare il CO2 prodotto e quello che riusciremo a compensare, trasformandolo in risparmio. Inoltre stiamo aderendo ad un progetto di valle, nel distretto di Arzignano, denominato “Bike to work”, che prevede aiuti economici ai lavoratori che vengono al lavoro in bicicletta, sia normale che assistita. Questo progetto ha come obiettivo la riduzione del numero di auto in circolazione nelle ore di punta e la diminuzione di polveri sottili, smog e rumori. Nel nuovo parcheggio interrato ci sarà un’area dedicata alle biciclette e punti di ricarica per quelle a pedalata assistita”.

La situazione Covid-19 come sta influendo nella vostra attività? “A parte il periodo del lockdown, sino a fine settembre abbiamo lavorato discretamente, lavorando le tradizionali otto ore al giorno: ad agosto, per preservare un po’ il portafoglio ordini abbiamo fatto una settimana di più di ferie. Tuttavia, la penuria di nuove richieste ricevute dopo le vacanze estive, con il passare delle settimane, ha causato un assottigliamento del portafoglio ordini. Concluderemo l’anno con evidenti diminuzioni di fatturato e pur avendo ordini in portafoglio che ci garantiscono lavoro sino a gennaio, visto l’impossibilità di recuperare fisicamente la produzione dei due mesi di stop primaverili. Se gli ordinativi di macchine non dovessero aumentare negli ultimi mesi dell’anno, il 2021 si preannuncia più complicato rispetto a quello attuale. Le maggiori problematiche sono legate all’incertezza generale a livello mondiale e alla difficoltà negli spostamenti di persone e merci da e per l’estero. Lavorando con le concerie di tutto il mondo, con una quota export superiore al 70% ed essendo costruttori di macchinari e di tecnologia di fascia alta e quindi con un costo importante, siamo penalizzati perché i nostri clienti sono poco propensi a fare nuovi investimenti e, sino a quando la ripresa non sarà realmente tangibile, utilizzeranno i macchinari attualmente in gestione, aumentandone semmai la manutenzione qualora necessario”.

Quali le maggiori incognite dal punto di vista imprenditoriale? “Diciamo che forse eravamo abituati troppo bene con un portafoglio ordini a 5-6 mesi, peraltro un tempo perfetto per permettere gli approvvigionamenti e le lavorazioni del materiale da assemblare, ma se questo processo si abbassa a 3-4 mesi, ci potremmo trovare di fronte ad evidenti difficoltà realizzative. Una conseguenza può essere un aumento del costo di magazzino dovuta alla necessità di fare scorta preventiva di notevoli quantità di singoli pezzi necessari per la costruzione di macchinari diversi tra loro, senza però avere un’idea precisa delle richieste future del mercato. Quando il mercato a livello globale si riprenderà ed il parco macchine a disposizione delle concerie risulterà obsoleto, il rischio sarà il dover affrontare una richiesta di una consegna ‘oggi per domani’ e sarà un problema diverso da gestire perché per produrre alcuni macchinari servono mesi”.
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