Elachem: strategie globali e rivoluzione dei materiali polimerici per l’industria footwear
Fondata a Vigevano nel 2001, Elachem si è rapidamente affermata come un’eccellenza nel panorama chimico italiano. L’azienda è specializzata nella produzione di sistemi poliuretanici avanzati, fondamentali per l’industria calzaturiera. Con un’attenzione costante alla performance e alla sostenibilità dei materiali, Elachem è un punto di riferimento per i brand che cercano di coniugare leggerezza, resistenza e innovazione nel footwear del futuro.
Abbiamo incontrato Marco Valieri, Responsabile Marketing e Vendite Elachem, per discutere le tendenze più urgenti del mercato e le nuove frontiere dei polimeri che stanno plasmando la prossima generazione di calzature.
In un panorama fieristico in rapida evoluzione, come state ridefinendo la vostra strategia di visibilità internazionale? E in che modo le piattaforme locali e mirate supportano la vostra missione di portare innovazione nel cuore dei mercati globali?
“Riteniamo cruciale una strategia di diversificazione fieristica per massimizzare l’efficacia dei nostri investimenti e il contatto diretto con i buyer. L’approccio vincente oggi è quello di integrare le grandi manifestazioni internazionali con una presenza mirata negli eventi fieristici regionali e locali. Queste piattaforme, come quelle in Messico, Colombia o Perù, sono fondamentali perché ci permettono di raggiungere i clienti direttamente sul loro territorio. Riducendo i costi e le complessità logistiche per gli operatori locali, facilitiamo un dialogo più proficuo e immediato, essenziale per presentare le nostre soluzioni più avanzate in termini di sistemi poliuretanici e TPU”.
Quali innovazioni di prodotto state portando sui mercati per intercettare l’interesse del cliente italiano e internazionale?
“Il mercato è particolarmente orientato sulla richiesta di stivali, sia nel segmento lifestyle che in quello work&safety. Lo stivale in TPU, o in Epalite, è un’opportunità strategica, consentendoci di rivolgerci a quella parte di mercato che tradizionalmente utilizza PVC o gomma, materiali meno sostenibili. Il concetto è quello di riutilizzare le macchine esistenti – ad esempio quelle per il PVC – riadattandole a materiali più performanti e meno impattanti, un approccio pragmatico che valorizza il patrimonio industriale dei nostri clienti”.
Parlando di sicurezza e dei mercati emergenti, come vede l’evoluzione della domanda di calzature tecniche in un contesto di delocalizzazione produttiva? E quale ruolo gioca il TPU super espanso, tecnologia di cui si parla sempre più spesso, nel vostro orizzonte di sviluppo?
“La calzatura di sicurezza è destinata a crescere. Le normative, in particolare quelle europee, guidano la domanda anche nei paesi dove le produzioni si stanno spostando – penso all’Africa o all’Asia. Le grandi multinazionali che delocalizzano portano con sé i loro standard elevati, e questo crea una necessità crescente di dispositivi di protezione individuale (DPI). È sicuramente un settore che vedrà una curva in ascesa nei prossimi anni. Sul fronte dell’innovazione pura, stiamo lavorando sul TPU super espanso (SCF). Il suo principale vantaggio è una leggerezza dieci volte superiore rispetto ai materiali tradizionali, mantenendo al contempo caratteristiche meccaniche eccellenti. È una tecnologia dal potenziale immenso, ma ritengo che richiederà un periodo di alcuni anni per una piena adozione. Non è una questione solo di formulazione chimica: i macchinari di produzione e la filiera dei materiali di base non sono ancora pienamente pronti per gestire in modo ottimale questo polimero rivoluzionario. L’evoluzione non è immediata, ma la direzione è chiara: la performance ultra-leggera è il futuro”.
Ha accennato alla diversificazione fieristica. Al di là dei grandi eventi europei, quali sono le aree geografiche che ritenete più fertili per un approccio diretto e perché?
“Oggi, l’approccio deve essere esplorativo e capillare. Se il cliente non viene da noi in Europa, andiamo noi dal cliente, o quantomeno ci posizioniamo il più vicino possibile. Le fiere “locali” o regionali come quelle in Sud America o Medio Oriente hanno un senso logistico e commerciale fortissimo perché intercettano i buyer dell’area, evitando loro oneri di viaggio sproporzionati. Abbiamo avuto riscontri positivi anche in eventi meno noti ma strategicamente importanti”.

Marco Valieri, Elachem’s Marketing and Sales Manager