Frasson, La sicurezza è la nuova frontiera 

Frasson solemakers
Da un’azienda con un secolo di storia sulle spalle ci si potrebbe aspettare anche che si sieda sugli allori. Non è così per Frasson, azienda della provincia di Treviso che da alcuni anni ha deciso di espandere il proprio raggio d’azione al settore delle calzature di sicurezza.

Forte di un know-how a dir poco invidiabile, di una competenza tecnica e tecnologica all’avanguardia e di una solida rete di partnership con produttori e clienti, Frasson ha individuato le potenzialità di un settore in forte crescita, mettendo a frutto l’esperienza pluriennale maturata nel settore dell’outdoor. 


Gianni Frasson

Il mercato dell’abbigliamento professionale è in grande sviluppo in tutto il mondo. Vale anche per la calzatura? Sicuramente, essendoci un obbligo di legge a cui conformarsi, è un mercato che si alimenta per forza di cose. Oltre a ciò c’è da dire che tutti, produttori e consumatori, si stanno accorgendo che la qualità nell’abbigliamento di sicurezza porta benessere per le persone a prescindere, lo si capisce dal fatto che i grandi player stanno investendo in ricerca e tecnologia per quanto riguarda le calzature da lavoro. Non siamo più a un livello “basico” – tipo scarpa da sicurezza anonima e grossolana, poco curata nello stile – adesso si cerca la calzatura evoluta, come si fa nel segmento delle calzature sportive. Ormai si è fatta largo l’esigenza di far star bene le persone che usano per lavoro questa tipologia di scarpe, per tante ore al giorno e per obbligo di legge.

Da quanto siete in questo settore? Ci siamo entrati un po’ in ritardo ma comunque in tempo per capire che ci sono delle grosse opportunità. Ci è stato abbastanza facile seguire la traccia, avendo un grande bagaglio di esperienza nell’outdoor, trasportarlo nella sicurezza è stato molto semplice. I clienti l’hanno apprezzato e quindi è nata una buona collaborazione, abbiamo creato un buon network tra operatori e ne stanno uscendo delle belle cose. Si stanno creando buone opportunità di sviluppo.

In quale fascia di mercato si inserisce Frasson? Certamente nella fascia tecnica e più esigenti, per i fondi, infatti, utilizziamo prevalentemente gomma e poliuretano. Creiamo suole e zeppe per una clientela che ricerca elevate prestazioni e comfort.

Scarpa con fondo iniettato e scarpa montata. Ne resterà una sola? L’iniezione diretta su tomaia resta il sistema più diffuso, molti produttori però stanno mettendo in collezione anche modelli montati, per una clientela più esigente. D’altro canto ci sono state delle grandi evoluzioni, ad esempio per i nostri prodotti non è più necessario l’utilizzo dei collanti -processo di spalmatura, essiccazione e riattivazione che rallentano la produzione- perché c’è già una base, che noi chiamiamo EcoBond, un sistema che ti permette di togliere dalla scatola la tua suola, metterla in manovia e incollarla direttamente. Ci sono delle evoluzioni che sono destinate a stravolgere e cambiare il prodotto in tutt’e due i settori.

Si parla tanto di nuove tecnologie come i chip montati nelle scarpe, sistemi anticaduta, GPS e altre. Ci sono tanti rumors al riguardo ma ad oggi non si vedono ancora grandi cose. Però la tecnologia c’è, inserirla sarà un attimo. Siamo ancora agli inizi ma va considerato il fatto che implementare certa tecnologia potrebbe diventare un domani un obbligo di legge. Il chip non ha più un grande costo ormai, stesso dicasi per il GPS. Non mi stupirei se un giorno ci svegliassimo e ci dicessero “ok, da oggi è obbligatorio su tutte le calzature di sicurezza”.

Quanto è importante lavorare all’interno del distretto calzaturiero veneto? L’importanza di una rete di aziende specializzate è direttamente proporzionale alla complessità del progetto di una calzatura. Un progetto basico di una calzatura richiede circa una quarantina di componenti. Per 40 componenti abbiamo una media di 40 aziende coinvolte. Ipotizziamo che un calzaturificio ci sottoponga un progetto urgente, ad esempio una calzatura da portare in qualche importante fiera: basta solamente che uno dei player coinvolti faccia la “primadonna” o faccia dei ritardi ed il progetto rimane bloccato, mettendo a repentaglio il lavoro delle altre 39. Collaborando con un network di imprese site nelle vicinanze, diventate col tempo veri e propri partner, ci mettiamo al riparo da certe problematiche. Ecco perché è importante fare team, riuscire a creare un distretto non solo di produzione ma anche di competenze. www.frasson.com 

UN SECOLO NEL SEGNO DELL’INNOVAZIONE
Tutto è iniziato con un laboratorio di falegnameria. Era il 1918 e Antonio Frasson apriva a San Martino di Lupari un laboratorio dedicato alla produzione di zoccoli in legno, coinvolgendo la famiglia nell’attività; una produzione artigianale che anno dopo anno si sposta da un contesto locale a uno nazionale, aggiungendo agli zoccoli la produzione di altri oggetti in legno. Negli anni Settanta del secolo scorso la svolta, firmata Arduino Frasson: dal legno si passa alla produzione di suole in composito e ci si orienta verso il settore delle calzature tecniche. È il primo passo nella modernità, seguito nel 1996 dall’investimento sulla tecnologia necessaria per la lavorazione del poliuretano.

La strada è tracciata e la Frasson procede nel solco della ricerca tecnica e tecnologica per produrre suole sempre più performanti, anche grazie agli investimenti in siti produttivi che la porteranno, nel corso degli anni duemila, ad avere stabilimenti operativi in provincia di Treviso, Udine, in Croazia e in Romania. Nel 2008 una tappa importante la segna il brevetto Multifunction, suola innovativa che aumenta la resistenza allo slittamento, successivamente licenziata da Vibram. Risale al 2013 l’acquisizione della Rubbermac di Udine, che nel 2015 presenta la tecnologia Weave che permette una riduzione del 20% del peso delle suole tecniche in gomma. L’azienda, che vede ora alla guida Gianni Frasson, nel 2018 spegne la sua centesima candelina: per segnare un anniversario così importante presenta la suola da running R18 Centenario, un concentrato di tutta la ricerca tecnologica e il know how acquisiti durante gli anni.

Oggi ricerca e innovazione continuano nel segno della sostenibilità, secondo una filosofia produttiva che punta a fornire suole che facciano bene alle persone ma anche all’ambiente. Eliminazione di sostanze chimiche, investimenti nella ricerca di materiali riciclabili, accorciamento della catena dei trasporti a un raggio massimo di circa 500 km, ottimizzazione di tutta la supply chain.