Mario Valentino, l’arte di osare


Il brand di calzature, pelletteria e capi in pelle fondato nel 1952 a Napoli ha fatto epoca e ha conquistato il mondo con il gusto e l’eleganza tipici della cultura partenopea

mario valentino
Un ritratto storico di Mario Valentino, fondatore e padre dell’attuale CEO Vincenzo Valentino

Le calzature di Mario Valentino sono state definite “arte in forma di scarpe”. Ma come nasce un capolavoro destinato a rimanere nella storia della moda, fondamento della civiltà contemporanea? Alla domanda risponde Vincenzo Valentino, CEO e terza generazione di una firma dal prestigio internazionale che non rinuncia alla sua immagine elitaria. “Le origini dell’azienda – ci spiega – risalgono a un’antica tradizione iniziata da Vincenzo Valentino, fabbricante di scarpe principalmente da uomo. Vincenzo istruì il figlio Mario all’arte delle calzature: gli trasmise non solo nozioni tecniche, ma anche quei segreti di fascino e di stile che distinguono una scarpa di alto livello da una comune per uso giornaliero. Mario però aveva una carica in più rispetto al padre, quella carica che gli permise di affrontare l’universo femminile, un mondo fatto di messaggi inviati tramite colori, lavorazioni, forme e tacchi. Un mondo dove non era più sufficiente l’alta qualità e la lavorazione precisa e attenta, ma dove occorrevano tanti nuovi parametri che, messi insieme, andavano a costituire quegli oggetti d’arte ai piedi tuttora simbolo della moda made in Italy”.

Mario Valentino

Alcuni pezzi della collezione calzature autunno/inverno 2020-2021


Vincenzo Valentino, quella della Mario Valentino è una storia di famiglia dal Dna partenopeo, creativo, illuminato. Cosa significa portare avanti una tradizione d’eccellenza adeguandosi ai tempi e ai mutamenti del mercato?
Dobbiamo dire che il Dna partenopeo creativo e illuminato è stato un aiuto fondamentale per Mario Valentino, come lo è ancora oggi per noi. Napoli è una città in continua evoluzione dove tantissimi tra artisti, scrittori e poeti sin dall’antichità giungevano per trovare ispirazione per le loro opere. Virgilio 3000 anni fa venne qui, e così Axel Munthe, il più importante scrittore svedese. Anche Orazio Nelson è vissuto a Napoli per un periodo della sua vita. Giusto per fare qualche esempio. Non dimentichiamo che gli antichi pensavano che gli dei avessero trovato opportuno porre qui, in questo paradiso, anche l’inferno, posizionandolo sotto il Lago D’Averno. Tutto ciò, il nostro ambiente, il nostro sole, il nostro inverno mite, le nostre isole, ma anche i nostri turisti sia italiani sia stranieri, costituiscono una continua e ininterrotta ispirazione che ci aiuta ad adeguarci ai tempi e ai mutamenti del mercato.

Il Covid-19, oltre ad aver causato un’enorme emergenza sanitaria, sta avendo dei risvolti drammatici anche sull’economia reale. Secondo lei quali saranno le conseguenze di questa crisi sui settori della calzatura e della pelletteria e sulle scelte stilistiche delle future collezioni? Il Covid-19, come sappiamo, ha senz’altro colpito indistintamente tutti i settori, a eccezione ovviamente di quelli farmaceutici e sanitari. Molte aziende di calzature, incluso noi, hanno sentito il peso dell’assenza dei clienti per alcuni mesi, e anche adesso avvertiamo la scarsa disponibilità della gente all’acquisto, essendo tutti colpiti da sofferenze finanziarie e da incertezze sul futuro. Non c’è dubbio, anche noi ne abbiamo risentito e abbiamo dovuto tagliare diversi costi, ma proprio nelle scelte stilistiche delle collezioni attuali e future non abbiamo cambiato e non cambieremo nulla. Siamo del parere che le scelte stilistiche, in caso di crisi economiche, non debbano essere cambiate. L’importante è che i clienti, all’interno della collezione, trovino sempre i messaggi che cercano: raffinatezza, sensualità ed eleganza devono essere sempre presenti. Poi magari i clienti acquisteranno le quantità che riterranno più opportune in quel contesto di crisi economica.

Le sue creazioni attingono dal passato con un occhio al futuro. Dal punto di vista tecnico, quali sono le lavorazioni manuali che avete preservato nel tempo e quali quelle affidate alle nuove tecnologie? Sì è vero, le nostre creazioni spesso attingono dal passato con un occhio al futuro. Abbiamo un enorme archivio storico di disegni e di modelli a partire dagli anni ’60. Non solo tantissimi disegni di Mario Valentino, ma anche di giovanissimi stilisti, diventati poi molto famosi, un unico esempio per tutti è Karl Lagerfeld. Dal punto di vista tecnico la calzatura di alta moda ha conosciuto pochi stravolgimenti negli ultimi 50 anni. La scarpa di alto livello necessita sempre di un’altissima percentuale di manualità nella lavorazione, se non addirittura il 100%, come per esempio nel caso dei sandali. Lo stravolgimento avvenne circa 40-45 anni fa con una macchina chiamata “premonta”, una macchina che avvolge e stende la tomaia attorno alla forma incollandola automaticamente. Oggi quasi tutti i calzaturifici utilizzano premonte modernissime che lavorano con una precisione superiore a quella ottenibile manualmente, ma ovviamente questa svolta che ha permesso degli automatismi costituisce solo una fase della costruzione della calzatura, tutte le altre sono sempre manuali e, come ho già detto, i sandali possono essere realizzati esclusivamente a mano da personale molto specializzato.

La pelle, padroneggiata ad arte, è l’elemento distintivo del brand. Quale ruolo rivestono invece nelle nuove collezioni Mario Valentino quei materiali tecnologici e innovativi che fanno leva sulla sempre più diffusa sensibilità eco-friendly dei consumatori? Noi, a parte la pelle, puntiamo principalmente su tessuti di lino, cotone e derivati. È vero che di tanto in tanto vengono presentati materiali tecnologici e innovativi, tuttavia nutriamo dei dubbi sulla loro effettiva ecosostenibilità. Utilizzando materiali che sono in uso sin dalla preistoria, siamo convinti di non sbagliare. Ovviamente siamo a favore dei materiali ecosostenibili, tuttavia non tutti quelli che vengono presentati possono eguagliare qualitativamente i materiali di origine naturale.

Per continuare a crescere sui mercati internazionali, oltre a investire sulla qualità e l’eccellenza, oggi bisogna anche essere necessariamente moderni nella comunicazione e “pensare digitale”. Cosa c’è, da questo punto di vista, nel futuro della Mario Valentino? In tempi recenti internet ha assunto un’importanza ineguagliabile. Addirittura ha reso possibile le vendite anche durante il lockdown a causa del Covid-19, limitando enormemente gli effetti economici e sociali disastrosi che si sarebbero dovuti sopportare se l’emergenza sanitaria fosse avvenuta negli anni ’70. Per quanto riguarda la Mario Valentino, già dal 2019 stiamo pensando a rinforzare il più possibile la nostra presenza nel digitale. Il Covid-19 ci ha causato dei forti rallentamenti, ma abbiamo ripreso da poco tutti i progetti per raggiungere il nostro obiettivo al più presto. www.mariovalentino.it