Solofra TANNING district, Tradizione antica, tecnologia moderna


Distretto dalle radici storiche, Solofra punta su produzioni ad alto valore aggiunto in termini di qualità e innovazione green. Per giocare la partita del futuro come leader indiscusso del made in Italy ed eccellenza industriale dell’Italia meridionale.

Ancient tradition, modern technology A historic business cluster, Solofra focuses on valueadded products in terms of quality and eco-friendly innovation. In order to establish itself as the undisputed leader of “made in Italy” manufacturing as well as an example of Southern Italy’s industrial excellence.  

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Eccellenza di interesse internazionale per la lavorazione delle pelli soprattutto ovine e caprine da destinare all’industria della pelletteria, delle calzature e dell’abbigliamento di lusso made in Italy, Solofra rappresenta, secondo il report annuale di Unic, il terzo distretto conciario d’Italia per produzione (7% su scala nazionale), per fatturato (350 milioni di euro), per numero di imprese (155) e addetti (1.859).

Riconosciuto giuridicamente con delibera della Regione Campania n. 70 del 2 giugno 1996, il polo di Solofra, 12 chilometri da Avellino e 25 da Salerno, ha origini antichissime risalenti al periodo di frequentazione sannitica. Il radicamento delle attività conciarie nell’area solofrana avviene in epoca medioevale, grazie alla concomitanza di fattori propizi come l’abbondanza di acqua necessaria per i processi produttivi, la presenza di boschi di castagno per l’estrazione del tannino (sostanza in grado di prevenire la putrefazione della pelle animale), la collocazione favorevole dal punto di vista logistico, grazie alla vicinanza dei porti commerciali di Salerno e Napoli – crocevia di comunicazione con i paesi del Mediterraneo – e della via Appia che permetteva il collegamento via terra con i mercati del centro-sud Italia.

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Nel XVI secolo è documentata la presenza di 51 concerie, ma il vero sviluppo del distretto si manifestò soltanto nel secondo dopoguerra grazie al progresso tecnologico e all’apertura dei mercati internazionali. Negli anni Cinquanta le concerie superavano le 70 unità, per raddoppiare nel corso del decennio successivo, dando lavoro a 1.600 addetti. Una crescita inarrestabile proseguita fino agli anni Novanta del secolo scorso quando la crisi finanziaria dei paesi asiatici, nuove aree di riferimento per l’export delle pelli solofrane, ha imposto un ridimensionamento delle aziende e una riorganizzazione del lavoro e dei processi produttivi.

Il polo di Solofra si estende attualmente su un territorio di circa 115 chilometri quadrati, nella zona sud-occidentale della provincia avellinese. Oltre al Comune da cui prende il nome, ne fanno parte Montoro Inferiore, Montoro Superiore e Serino. Oggi, nonostante le difficoltà attraversate dal settore negli ultimi anni per l’aggressione dei mercati asiatici, i dati del cluster ci raccontano di una compagine industriale trainante per l’economia del territorio, fiore all’occhiello non solo per la regione Campania, ma per tutto il meridione d’Italia. La maggior parte dei player che operano nel distretto (di cui riportiamo alcuni esempi nelle pagine a seguire) garantiscono, oltre ad articoli realizzati secondo i più elevati standard qualitativi, prestazionali e di ricerca stilistica, un ciclo produttivo sostenibile e a impatto limitatissimo, partendo dalla trasformazione di uno scarto dell’industria alimentare che altrimenti andrebbe smaltito con costi economici e ambientali altissimi. Uno scarto destinato a diventare manufatto per l’alta moda internazionale. 

UNA CURIOSITÀ, Nel polo conciario di Solofra è stata lavorata la pelle di nappa del giubbotto rosso a strisce nere che Michael Jackson indossò per il celebre videoclip della canzone Thriller (1983), uno dei maggiori successi dell’artista americano.