Tecnogi, Progetto di economia circolare

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Gruppo leader nella produzione di materiali per puntali, contrafforti e rinforzi destinati al settore calzaturiero, TECNOGI esprime la sua capacità di innovare e di gestire il cambiamento attraverso soluzioni e comportamenti sostenibili

Alla luce delle nuove urgenze sollecitate dalla crisi innescata dal Coronavirus cresce e si consolida la sensibilità dell’azienda di Borgolavezzaro verso uno sviluppo sostenibile che valorizzi l’utilizzo circolare dei materiali e l’uso effciente delle risorse. Gianni Zanetti, Ceo del gruppo TecnoGi, ci illustra le linee di prodotto vincenti, realizzate grazie a una profonda expertise e a tecnologie all’avanguardia progettate e sviluppate ad hoc.


Gianni Zanetti, amministratore delegato di Tecnogi

Gianni Zanetti, come valuta l’impatto dell’emergenza Covid-19 sulla vostra attività e come immagina il futuro?
L’azienda ha subito un duro colpo. In attesa della sospensione dell’attività per effetto del decreto – di fatto mai avvenuta data l’appartenenza di TecnoGi alla lista dei codici Ateco dichiarati essenziali – nel mese di marzo abbiamo incrementato i volumi prodotti ricorrendo anche a ore di straordinario per soddisfare tutti gli ordini in portafoglio. Un sacrificio che si è rivelato poi inutile perché a chiudere sono stati i nostri clienti sia in Italia che all’estero, dove destiniamo rispettivamente il 25% e il 75% per cento della produzione. A maggio l’azienda ha registrato un calo del 70% del fatturato rispetto allo stesso mese del 2019, riequilibrato da una ripresa consolidatasi nel periodo giugno-ottobre, fino alla ricaduta in una nuova fase debole a novembre. Abbiamo incassato il colpo, con una contrazione del fatturato 2020 del 30%. L’acquisizione di nuovi ordini proprio nelle ultime settimane dell’anno non induce a previsioni rosee per il 2021. La sensazione è che saremo in forte difficoltà fino a primavera, sperando in un effetto di “revenge shopping” da parte del consumatore, quando l’epidemia sarà in calo in concomitanza con l’introduzione del vaccino. Per me motivo di grande orgoglio è non aver fatto finora ricorso alla cassa integrazione. Dopo 41 anni di attività senza mai usufruire di ammortizzatori sarebbe stata una sconfitta troppo grande.

Come prosegue il cammino di TecnoGi verso la sostenibilità?
TecnoGi ha imboccato la strada della sostenibilità molto prima che tale pratica diventasse il driver dell’intera economia presente e futura, la parola chiave per ottenere consenso in ogni settore. Siamo stati precursori nell’avviare processi di economia circolare, recuperando tutti gli scarti di lavorazione per reimmetterli nel ciclo produttivo e risparmiare materia prima. Un’iniziativa intrapresa con il fine di creare valore, coniugando nel migliore dei modi economia ed ecologia. Non l’ho mai pubblicizzata per evitare che il cliente chiedesse uno sconto compromettendo il ritorno economico dell’azienda. Prima della “corsa al green”, infatti, la deriva era pensare che alla presenza di materiale riciclato corrispondesse la perdita di qualità del prodotto e che ciò ne giustificasse un prezzo inferiore. Al contrario l’azienda ha sempre perseguito l’obiettivo di una qualità senza compromessi. Negli anni abbiamo investito nella ricerca e sviluppo di tecnologie e processi che ci consentissero di utilizzare elevate concentrazioni di riciclato senza riscontrare alcun tipo di decadimento delle performance meccaniche e applicative del materiale rispetto agli articoli realizzati con materie prime vergini. Lungi da noi l’idea di proporre un prodotto che non abbia livelli di prestazione e di sicurezza adeguati alla sua funzione, che è prettamente tecnica.

In che modo applicate ai vostri prodotti i principi di economia circolare?
Attualmente appartengono alla categoria dei prodotti completamente riciclabili le famiglie TALYN e RELION per puntali e contrafforti. Per ottenere questi materiali recuperiamo sia gli scarti di lavorazione interna sia gli sfridi di produzione dei nostri clienti italiani e stranieri più importanti: noi paghiamo il trasporto e loro evitano il conferimento in discarica con i relativi costi. I residui delle operazioni di tranciatura (lo scheletro) che rappresentano, a seconda dell’abilità del tranciatore e del grado di sofisticazione della macchina da taglio, il 12/15% del peso iniziale del materiale vengono reintrodotti nel processo produttivo in una percentuale variabile e trasformati nuovamente in prodotti finiti da immettere sul mercato. Siamo in grado di produrre alcuni materiali con un contenuto fino al 66% in peso di riciclato. Un’operazione di economia circolare apparentemente semplice, ma che richiede un know-how assolutamente innovativo e la condivisione del progetto con altri soggetti presenti sul territorio. La certificazione GRS (Global Recycle Standard) che stiamo conseguendo prevede un contenuto minimo di materiale da riciclo del 20%. In fase di valutazione anche la possibilità di impiegare riciclato post consumer di diversa fonte, ma occorrono certezze sulla continuità dell’approvvigionamento.

Quali sono le altre colonne portanti della vostra sostenibilità di prodotto?
BIOREL è il nostro articolo biodegradabile che esprime un concetto di sostenibilità più raffinato e d’avanguardia. Si tratta di un materiale termoplastico per puntali e contrafforti ottenuto trasformando polimeri contenenti amidi naturali inseriti nella loro catena per permetterne la completa biodegradabilità. La certificazione rilasciata dall’istituto OWS di Gent, in Belgio, ne conferma i requisiti definiti dalle norme internazionali EN13432 e ASTM D 6400: dopo 60 giorni di permanenza in humus corrispondente a quello presente in discarica, BIOREL è in grado di perdere oltre l’80% del suo peso. Il prodotto è nato nel 2009, ma inizialmente non ha incontrato il favore del mercato per via del costo elevato (+30/35%). Oggi invece stiamo assistendo a un rapido incremento degli ordini e del relativo fatturato.
La novità che abbiamo presentato recentemente si chiama TECNOSOFT. È un prodotto per puntali realizzato con materie prime provenienti da fonti rinnovabili. Per ora la gamma è ristretta e abbastanza costosa, ma ha già catalizzato l’interesse per la sua forte connotazione ecologica.

Quali sono le pratiche sostenibili adottate a livello aziendale?
Installato una decina di anni fa, l’impianto fotovoltaico a pannelli solari della potenza di 340kW soddisfa circa il 30% del fabbisogno energetico aziendale. Abbiamo eliminato le emissioni nocive nell’atmosfera: il nostro sistema di impregnazione utilizza solo polimeri in dispersione acquosa con zero VOC (Volatile Organic Compounds). Il processo di adesivizzazione è solvent free. Il sistema di raffreddamento a circuito chiuso non comporta consumo di acqua né contaminazione. Utilizziamo solo imballaggi con certificazione sul contenuto di riciclato, cercando anche di ridurne gli sprechi. Applichiamo a ogni business la logica della eco sostenibilità. L’economia è il motore del mondo, ma per ogni decisione presa vengono vagliati gli aspetti ambientali con attenzione per il territorio come prevede la certificazione UNI EN ISO 14.001. 
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